"Ci sono libri che da prede si trasformano in predatori. Temete i loro morsi, bibliofili"

 

Noa Noa: il profumo di Tahiti nelle edizioni di Paul Gauguin

 

di Livio Codato

 

Paul Gauguin, lasciandosi alle spalle moglie, cinque figli, Francia ed Europa, salpa per Tahiti l’1 aprile 1891; vi arriverà l’8 giugno e vi resterà per due anni, fino al 4 giugno 1893. Di questo primo viaggio è testimonianza il diario Noa Noa, le cui vicende editoriali sono particolarmente interessanti. Tornato a Parigi nell’agosto del 1893, Gauguin iniziò a scrivere le proprie memorie e scelse come titolo Noa Noa. “Noa” è una parola tahitiana che significa letteralmente “profumato”; raddoppiata, nelle intenzioni di Gauguin, significava “molto profumato”. Per lui questo termine non era solo un titolo o una descrizione fisica, ma racchiudeva l’intera essenza della sua rivoluzione artistica e spirituale.

In contrapposizione a “tabù” (tapu in tahitiano), Noa Noa è sinonimo d’innocenza e di sauvagerie (non esiste il vocabolo in italiano: sarebbe “selvaggeria”, l’essenza del selvaggio) e il profumo rappresenta tutto ciò che la società occidentale ha perso: la primigenia armonia tra natura e uomo, la spiritualità ancestrale e pagana, l’assenza di tabù etici e religiosi. Gauguin oppone il profumo naturale di Tahiti al “puzzo di chiuso, di smog e di marciume morale” di Parigi. Scegliere questo titolo significava lanciare una provocazione artistica contro i salotti e i salons parigini, opponendo loro un’arte che profumava di mito, sesso e natura indomata.

Ecco la prima comparsa del termine nel taccuino. Gauguin, sbarcato da poco, assiste al funerale di Pomare V, re di Papeete, e viene colpito dagli intensi aromi sprigionati dai corpi delle giovani donne:

«Le vahine [donne] riprendevano a braccetto i loto tane [uomini], facevano ondeggiare le natiche mentre i grandi piedi nudi calpestavano pesantemente la polvere del suolo. Giunti nei pressi del fiume Fataua, tutti si sono dispersi. Qua e là alcune donne, nascoste tra le rocce, si accovacciavano nell’acqua, le gonne sollevate fino alla cintola, purificavano i loro fianchi dalla polvere della strada, si rinfrescavano le giunture irritate dalla marcia e dal caldo. Ristorate, riprendevano la strada verso Papeete – i seni protesi, le conchiglie appuntite dei capezzoli visibili attraverso la mussola del vestito – con l’agilità e la grazia di un giovane animale, diffondendo attorno a loro un afrore animale mescolato a un profumo di sandalo, di tiare [fiore tropicale bianco e profumatissimo, simbolo nazionale di Tahiti e della Polinesia francese]. “Teine merahinoa noa” (ora molto profumate), dicevano».

Qualche tempo dopo, mentre perlustra l’isola, una donna gli offre la propria figlia tredicenne come “sposa”. È Teha’amana, che così viene descritta da Gauguin al suo primo apparire:

«Una ragazza alta e robusta, con un piccolo pacchetto in mano. Attraverso l’abito di mussola rosa eccessivamente trasparente si intravedeva la pelle dorata delle spalle e delle braccia; due bottoni scuri in rilievo sul petto. Il suo viso affascinante mi parve diverso da quello delle altre fanciulle che avevo visto sull’isola, e i suoi capelli, leggermente crespi, ricordavano la boscaglia intricata. Nella luce del sole, un’orgia di sfumature cromatiche. Seppi che era originaria delle isole Tonga».

Il termine Noa Noa ricorre nel diario altre quattro volte. Di ritorno dall’aver abbattuto un albero per farne una scultura, dice:

«Effettivamente avevo distrutto tutto il vecchio bagaglio di uomo civilizzato. Tornai tranquillo, sentendomi ormai un altro uomo, un maori. […] L’albero profumava di rosa. Noa Noa».

Qualche giorno dopo, a casa:

«La vita di tutti i giorni. Teha’amana si abbandona sempre più, docile, amante; il noa noa tahitiano pervade ogni cosa. Non sono più cosciente del giorno e delle ore, del Male e del Bene: tutto è bello, tutto è bene. D’istinto, quando lavoro, quando sogno, Teha’amana tace».

Invitato a un matrimonio, Gauguin siede di fronte alla padrona di casa:

«A centrotavola la moglie del capo, mirabile nella sua dignità, vestita con un abito di velluto arancione, un abito pretenzioso, bizzarro, simile a un costume da fiera. Ma la grazia innata di questo popolo, la consapevolezza del suo rango ornavano e abbellivano anche quegli stracci: in mezzo a tutti quei fiori, a quei piatti tahitiani, il suo profumo era uno dei più noa noa».

E infine, di ritorno da una battuta di pesca, scopre che Teha’amana lo ha tradito con un giovane tahitiano:

«…si avvicinò a me, rassegnata, e mi disse con le lacrime agli occhi: “Devi battermi, picchiarmi forte”. E al cospetto di quel viso rassegnato, di quel corpo meraviglioso, ebbi la visione di un idolo perfetto. Che le mie mani siano sempre maledette se mai osassero colpire un simile capolavoro della creazione. Così, nuda, sembrava rivestita da una veste di purezza giallo‑arancio, il mantello giallo di bhiksu [monaco buddista che indossa tradizionalmente un mantello di colore giallo‑arancione che simboleggia il distacco dal materialismo, l’umiltà e la rinuncia]. Bellissimo fiore dorato, il cui noa noa tahitiano mi inebriava e che adoravo come artista e come uomo».

Al suo ritorno in Francia, Gauguin, temendo che il suo stile fosse troppo grezzo per il pubblico francese, affidò il manoscritto al poeta simbolista Charles Morice, il quale inserì nel testo le proprie poesie e ne modificò lo stile, alterando il testo originario del pittore. E così rimaneggiato, Noa Noa uscì in forma parziale a puntate sulla rivista letteraria La Revue Blanche tra l’ottobre e il novembre del 1897, quando Gauguin si era ormai trasferito definitivamente in Polinesia dal 1895. La prima edizione in volume uscì, sempre per opera di Charles Morice, nel luglio 1901 per la casa editrice Éditions de La Plume. Questa edizione non venne approvata da Gauguin, il quale si lamentò per la scorretta gestione dei diritti d’autore e per le pesanti e inaccettabili modifiche imposte da Morice.

La prima edizione in volume di Noa Noa del 1901 con una dedica autografa di Charles Morice.

Gauguin passò a miglior vita l’8 maggio 1903 a Hiva ‘Oa, lontanissimo dalla Francia, in mezzo all’oceano Pacifico, nelle Isole Marchesi, e la versione autentica di Noa Noa rimase inedita per anni a causa delle dispute tra gli eredi e dello scoppio della Prima guerra mondiale. Nel 1924, la casa editrice Crès pubblicò una versione ripulita dagli interventi di Morice e arricchita dalle xilografie dell’autore.

L’edizione di Noa Noa del 1924 con 23 xilografie (copertina compresa) di Gauguin e rispondente all’originale.

Nel 1926, un’operazione franco‑tedesca realizzò uno straordinario progetto editoriale: la riproduzione in facsimile del diario di Gauguin. Col titolo Noa Noa. Voyage de Tahiti, il libro venne ideato in Germania dallo storico dell’arte Julius Meier‑Graefe e stampato a Berlino dalla Ganymed Presse per conto della Marées‑Gesellschaft, la quale, per penetrare il mercato francese, strinse un accordo con la parigina Les Éditions G. Crès et Cie. che ne divenne co‑editore e distributore ufficiale per la Francia. Il facsimile del 1926 riproduce in collotipia a colori la scrittura autografa e calligrafica di Paul Gauguin (completa di cancellature e macchie d’inchiostro), nonché i 24 acquerelli, i disegni e le xilografie che Gauguin aveva incollato sulle pagine del quaderno originale.

A questo si aggiunga che l’edizione standard è rivestita in una caratteristica tela di rafia intrecciata, con motivi geometrici polinesiani impressi sul piatto. La tiratura complessiva mondiale fu molto limitata (circa 320–400 copie totali): la variante francese della Crès venne limitata a sole 100 copie numerate e sul frontespizio interno reca espressamente la dicitura: «Paris, Les Éditions G. Crès et Cie.»; la variante tedesca, destinata al mercato internazionale, presenta il frontespizio della Marées‑Gesellschaft / R. Piper e include un fascicolo separato con la traduzione del testo in tedesco.

Il valore di mercato attuale (maggio 2026) della variante tedesca oscilla generalmente tra i 2.500 e i 4.500 euro, con punte fino a 5.200 euro da Sotheby’s. La variante francese, se completa della sua rarissima e fragile sovraccoperta cartacea illustrata originale, può facilmente superare i 4.000/5.000 euro, a causa dell’esiguità della tiratura (100 copie). Chi volesse un facsimile a prezzi abbordabili può orientarsi verso l’edizione dell’Association des Amis du Musée Paul Gauguin (Tahiti) e della Gauguin and Oceania Foundation (New York) del 1987. A differenza del facsimile tedesco del 1926 (che imitava la paglia), l’edizione del 1987 sceglie un’estetica più “materica” e legata alla terra: il volume è un grande formato in folio (altezza circa 41 cm) e rilegato in una tela di juta écru. Sul piatto anteriore, al centro, è applicata un’etichetta cartacea che riproduce a colori un disegno di Gauguin e i titoli sul dorso e sul piatto sono impressi a secco in nero. Il volume contiene 132 pagine non numerate e riproduce fedelmente in fotocomposizione ad altissima definizione il testo manoscritto del 1893. Questa edizione ha un costo decisamente più accessibile, tra i 150 e i 350 euro.

L’edizione di Noa Noa del 1987 in facsimile con la copertina in juta écru.

E veniamo alle edizioni italiane. Nel 1941 Bompiani pubblica Noa Noa e altri scritti (1891‑1903) nella collana Grandi ritorni, a cura di Duilio Morosini, con 32 tavole fuori testo in bianco e nero, pp. 312, a lire 20 (finito di stampare il 18 novembre 1941), con una fragile ma bella sovraccoperta a colori che riproduce il dipinto di Gauguin Nave Nave Mahana (Giorni piacevoli, 1896). In quegli anni duri di guerra, con le difficoltà di rifornimento di carta e inchiostri, Bompiani dovette ricorrere alcune volte alla pubblicazione di stesse edizioni con sovraccoperte differenti; in questo caso, la prima edizione del 1941 uscì anche con una sovraccoperta meno costosa in bianco e nero col ritratto del pittore.

In ogni caso, Noa Noa ebbe un buon riscontro di vendite (tanto che ne uscirono altre ristampe nel 1942, 1943 e 1945) ma non proponeva la traduzione rispettosa del manoscritto di Gauguin, per avere la quale in Italia bisognerà aspettare il 2007, quando la casa editrice Abscondita pubblicherà Noa Noa e lettere da Tahiti nella versione originale, a cura di Lorella Giudici (nr. 87 della collana Carte d’artisti, pp. 138).

L’edizione Abscondita del 2007.

Nel frattempo, nel 1974, esce per Rizzoli, nell’ambito della collana Grandi Monografie d’Arte, un volume stupendo: Noa Noa e il primo viaggio a Tahiti di Gauguin, un vero capolavoro editoriale a cura di E. Fezzi e F. Minervino e con l’introduzione di M. Sanson, in folio (cm 42 × 36 × 5,5) con fogli a barbe, in tutta tela editoriale verde acqua con sovraccoperta illustrata a colori e cofanetto telato verde, pp. 173‑(4) con 109 illustrazioni e tavole fotografiche applicate + 44 grandi tavole a colori ripiegate (originariamente a lire 35.000, pari a circa il 15‑20% dello stipendio mensile di un operaio dell’epoca, circa 300 euro di oggi). Fatevi un regalo: in eBay da 40 euro in su…

 

 

 

 

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