"Sull'inutilità di certi libri sarebbe utile scrivere un libro"
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04 Febbraio 2018

Un paio di copertine che gli editori si sono affrettati a ritirare dalle librerie

Un paio di copertine sbagliate ritirate dalle librerie dagli editori negli ultimi anni sono quelle di Cuori neri, di Luca Telese (Milano, Sperling & Kupfer, 2006) e Lettere 1932-1981, di John Fante (Torino, Einaudi, 2014). Non sono le uniche, certo. Ma di queste si è parlato, si è dibattuto, si è scritto. Ci sono ovviamente molti altri casi, per esempio quello del romanzo di Lalla Romano, In vacanza (viaggio) col buon samaritano.

Di Cuori neri di Luca Telese l’editore Sperling & Kupfer decise una nuova ristampa (dopo quelle del tutto identiche alla prima, del 2008, 2009, 2010 e 2011). Con questa nuova ristampa 2015 si andava a toccare drasticamente il sottotitolo che cambiava in “Dal rogo di Primavalle a Mafia Capitale, storie di vittime e carnefici” ma soprattutto si optava per un cambio di copertina, inserendovi il volto (sia pur in secondo piano, dietro la titolazione) di Massimo Carminati,

Ha ricostruito sapientemente la storia Luigi Mascheroni sulle pagine del Giornale (in data 23 maggio 2015) ed a lui cediamo la parola:

” (…) ed ecco il punto. L’editore Sperling&Kupfer decide (pur di fronte alle perplessità dell’autore, almeno secondo la sua versione) di mettere sulla copertina del libro la fotografia di Massimo Carminati, l’ex Nar ed ex Banda della Magliana arrestato nel dicembre 2014 per associazione a delinquere di stampo mafioso nell’inchiesta «Mafia capitale» sulla corruzione a Roma. Ma cosa c’entrano Carminati e la sua vicenda criminale con i giovani di destra uccisi negli anni ’70? Nulla, appunto. L’accostamento è strumentale, e offende la memoria di quei giovani e dei loro famigliari”

Sì, perché il brillante saggio di Luca Telese è in effetti una disamina sui fatti di sangue che videro coinvolti ventuno giovani di destra negli “anni di piombo“, da Ugo Venturini a Genova (1970) e Carlo Falvella a Salerno (1972) fino a Enrico Pedenovi a Milano (1976) e Nanni De Angelis a Roma (1980), per citarne solo alcuni. Nulla a che vedere con casi più recenti della storia italiana, con dinamiche, finalità e significati di tutt’altro tenore.

Un piccolo editore digitale di destra (www.barbadillo.it) prese di petto la situazione e in quei caldi giorni di maggio 2015 cominciò a lanciare strali e invettive contro la proprietà della Sperling & Kupfer, costola della Mondadori. Tanto tuonò che piovve. E infatti, come giustamente coglie Mascheroni nel suo pezzo:

“(…) caso senza precedenti a memoria di cronista, una piccola combattiva testata online obbliga un editore di peso a cambiare una copertina troppo furba e molto offensiva.”

Così dopo poche settimane esce ancora un’edizione con una nuova veste grafica, stavolta definitiva, per la felicità di tutti.

Rimane il dubbio che possa essere stata una abile strategia di marketing per creare di nuovo sensazionalismo e interesse sopra un libro che ormai era già conosciuto dal grande pubblico. Ad ogni modo, al di là di qualsiasi speculazione, il libro rimane uno straordinario longseller, che segnerà un’epoca.

La nuova identità di John Fante

C’è poi il caso di Lettere 1932-1981, di John Fante (Torino, Einaudi, 2014). Nessuno o quasi avrebbe notato nel 2014 l’uscita di questo epistolario se non fosse per alcuni blog e siti internet che cominciarono a far circolare la voce che il volto che appariva in copertina non era affatto quello del celebre scrittore americano John Fante, come si lasciava intendere, bensì di Stephen Spender, un autore inglese di modesta fama.

Einaudi si accorse quasi immediatamente della gaffe, e cercò di rimediare con un tweet pubblicato l’11 novembre 2014. Tutto qui. Nessun mistero, nessuno scopo recondito.

Il frutto del solito melting pot presente in ogni redazione. Foto, allegati, copia/incolla, cambio di formati, modifiche, ridimensionamenti e alla fine si scambiano due foto e la frittata è servita.
Fatto sta che qualche settimana più tardi appare una nuova copertina, stavolta colorata e vivace, che immaginiamo disegnata da un altro grafico.
A distanza di qualche anno dai fatti – per la verità poco noti ai rivenditori di libri o comunque praticamente dimenticati – qualche copia della prima edizione con copertina sbagliata del libro di John Fante è ricominciata ad apparire, il che prova il fatto che quando un editore dice che “ritirerà le copie in libreria”, e soprattutto che le ritirerà “subito” molto spesso non è vero. Prevalgono sempre le logiche commerciali e la produzione regna sovrana.

E la seconda edizione dell’autobiografia di Icardi?

Sempre avanti, di Mauro Icardi (Milano, Sperling & Kupfer, 2016).

Anche il clamore mediatico che si è avuto nel 2016 dopo l’uscita dell’autobiografia del calciatore dell’Inter Mauro Icardi, dal titolo Sempre avanti (Milano, Sperling & Kupfer) vale la pena di essere registrato. Ad appena una settimana dall’uscita del libro, infatti, scoppiò una violenta polemica tra la tifoseria e l’entourage del calciatore a seguito della pubblicazione di alcuni passi considerati minacciosi e intimidatori.

Per esempio, la pagina 63 è quella incriminata, con frasi come:
“…i tifosi potessero aspettarmi sotto casa per farmela pagare. Ma io ero stato molto chiaro: sono pronto ad affrontarli uno a uno. Forse non sanno che sono cresciuto in uno dei quartieri sudamericani con il più alto tasso di criminalità e di morti ammazzati per strada…”
E ancora:
“…quanti sono? Cinquanta, cento, duecento? Va bene, registra il mio messaggio e faglielo sentire: porto cento criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo…”
A quel punto i tifosi avevano protestato anche nei confronti della stessa società Inter che permetteva a un tesserato di esternare simili pensieri a mezzo stampa. E l’invettiva non poteva non arrivare all’editore Sperling & Kupfer, che tali frasi le aveva pubblicate. Nel giro di un paio di giorni sembrava che stesse esplodendo un’autentica bomba, la pressione aumentò fino ai valori massimi, come sempre succede nel calcio, per poi sgonfiarsi abbastanza in fretta.
La Sperling non mancò di rassicurare tutta la tifoseria, assieme all’agente del giocatore, promettendo che con la seconda edizione del libro avrebbe rimosso le pagine 62 e 63 contenenti le frasi incriminate. Ma già dopo qualche settimana gli animi si erano rasserenati e dopo un paio di mesi nessuno parlava più dell’incidente. E non mi risulta che sia mai stata stampata un’edizione alternativa con le frasi suddette epurate.
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